lunedì 22 agosto 2011

Sono ciò che sono grazie a Amy Winehouse

Pubblicato da Valentina.Desario


“Se non fosse stato per lei, per Amy Winehouse, ora molto probabilmente sarei morto. Ero un drogato, ma lei mi ha obbligato ad entrare in una clinica per disintossicarmi: era costosissima e ha pagato lei tutte le spese. Io non me la sarei potuta permettere. Amy mi ha salvato, ma nessuno, tantomeno io, è riuscito a salvarla”.

Londra, a parlare al Daily Mirror è Alex Foden, 28 anni, uno dei più stretti amici della cantante, morta a 27 anni il 23 luglio 2011 al termine di una vita di eccessi e di solitudine. Alex Foden oltre ad essere amico della cantante è stato anche il parrucchiere che ha creato la sua inconfondibile pettinatura ad “alveare”.

Ho conosciuto Amy Winehouse nel 2006, durante le riprese del suo videoclip Back to Black; abbiamo fatto subito amicizia e poi mi ha invitato a vivere con lei: all’epoca dovevo trovarmi una casa, e lei che era molto generosa si offrì di ospitarmi. Se oggi sono quello che sono è tutto merito suo. Per esempio, dopo aver creato la sua pettinatura, sono diventato un parrucchiere ricercato”. In quel periodo la cantante era già fidanzata col suo futuro marito Blake Civil-Fielder, con Folden furono solo amici e coinquilini per un anno.

Quando l’ho conosciuta si drogava già assieme a Blake, e molto velocemente iniziò anche me alla droga. Però oggi non la biasimo per questo: sapevo esattamente quello che stavo facendo, avrei potuto fermarmi ma non l’ho fatto. Ci drogavamo insieme anche se lei nei miei confronti si sentiva sempre in colpa”, ha raccontato Alex, “Si riteneva responsabile di quello che stavo facendo, così ha iniziato a insistere perché smettessi, perché abbandonassi quell’inferno. Non era facile, non era mai facile smettere di drogarsi. Ma Amy voleva che io smettessi a tutti i costi, così mi ha obbligato a entrare in una clinica per disintossicarmi. Era costosissima, io non me la potevo permettere e ha pagato tutto lei: per salvarmi ha speso centotrentamila sterline”. Il problema, è che nessuno è riuscito a fare con Amy quello che lei ha fatto per Foden.

Amy Winehouse era una stella internazionale, era famosissima, ma nel profondo del cuore voleva solo essere amata. Voleva molto bene ai suoi familiari ed amici, verso i quali si comportava come una matriarca: si preoccupava sempre che stessero tutti bene. Ma il suo più grande desiderio era diventare mamma: mi ricordo che prima di un concerto a Zurigo Amy era entusiasta. Era quasi certa di essere incinta e l’aveva detto a Blake con gli occhi che brillavano. Per esserne certa mandò una sua assistente a comprare due test di gravidanza, ma i risultati furono negativi: non era incinta. Le si spezzò il cuore. Salì sul palco distrutta, prese alcune stecche e pianse. Ci fu chi disse che stava male perché si era drogata, ma in realtà aveva il cuore ferito. Voleva un figlio e voleva averlo con Blake”.

L’unico aspetto positivo della sua drammatica morte è avere fatto capire a moltissime persone che la droga è una tragedia. Io ci sono stato dentro ma la morte di Amy è un messaggio molto più forte per chi pensi che la droga sia bella, affascinante, alla moda. No, la droga uccide e la morte di Amy ne è la dimostrazione”.

Ciò che è accaduto ad Alex Foden non è qualcosa che capita spesso, e non solo perché poche persone hanno vicino chi può pagare un conto così salato per una clinica, non è solo questione di denaro. Pochi incontrano qualcuno, pur così fragile, da saper amare di un amore così generoso e disinteressato.

 

Fonte immagine: www.popgemsacademy.com

 

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